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Compagni di scuola.

Ovvero: adesso facciamo i conti!!!!!!

Il tempo che passa ci fa vedere gli eventi della nostra vita con una certa nostalgia, in parte positiva, di quello che in passato avremmo considerato come una tragedia di cui liberarci al più presto: come ad esempio gli anni del liceo.

Ricordo come se fosse ieri l’ultimo giorno, dopo gli orali della maturità, in cui giurai : MAI PIU’ niente che abbia a che fare con questo posto!

Eppure prima o poi arriva l’email della tipa che organizzava sempre le pizzate di classe, che in un momento di fervore sociale (e probabilmente a corto di cose interessanti da fare da TROPPO tempo) ci invita alla REUNION, alla cena con i compagni di scuola.

Non rispondiamo subito, abbiamo bisogno di pensarci su.

Perché? Ovvio:la nostra risposta dipende da quello che siamo riusciti a combinare in questa vita. Se siamo stati bravi, vogliamo far vedere a tutti dove siamo arrivati. Ma se guardandoci allo specchio non siamo ancora al punto in cui avremmo voluto essere a questa età…perché lasciare che degli estranei infieriscano amorevolmente su di noi abbattendo quel briciolo di autostima che ci è rimasto?

Io vi consiglio di andarci comunque, ci si diverte un bel po’.

C’è il tipo in carriera che metteva la giacca doppio petto anche al ginnasio.

C’è la vamp che guardavamo con invidia perché ci sapeva fare coi ragazzi. Si è sposata, ha tre figli e il marito è fuggito con la sua estetista.

C’è la secchiona che ci metteva sempre in difficoltà coi prof. “io la versione l’ho fatta e non te la faccio copiare. IERI IO HO STUDIATO SEMPRE.” Che soddisfazione sapere che all’università non è riuscita a combinare nulla e dopo vent’anni di fidanzamento sempre con la stessa persona si è mollata e adesso cerca di rimorchiare un toy boy in discoteca il sabato sera…

Insomma è probabile che non li riconosciate subito, che siate colpiti dal loro cambiamento in modo agghiacciante. Perché li guardate ancora con gli occhi del liceo. Senza accorgervi che anche loro stanno facendo lo stesso con noi. Ci guardano intimoriti, ammirati, stupiti. Non si capacitano di cosa siamo riusciti a diventare e neanche di come ce l’abbiamo fatta. E ci accorgiamo che quelle gare che pensavamo di correre contro di loro erano solo tentativi di nascondere che l’unico nemico, l’unico avversario, eravamo noi stessi e l’idea di quello che volevamo davvero essere. E che siamo riusciti a tirar fuori.

Lacrimuccia, vero? Va bene, allora vi do’ un motivo per ridere. Visualizzate mentalmente il vostro outfit del primo giorno di scuola. Io avevo una camicia col collo alla Richelieu e due PUPI ricamati sul davanti della camicia. Jeans a zampa e anfibi. Maglione Benetton di tre taglie più grande a coprire il tutto. Eppure sono ancora viva…ma se mi incontrassi per strada oggi vestita a quel modo, mi prenderei a selciate da sola.

Pneopebix